Motto e stemma
![]() Domino il drago, non ne sono dominatoIl drago è una creatura mitico leggendaria presente nell’iconografia di molte culture riconducibile sia a principi benigni, quanto ad entità maligne.
La parola Drago deriva dal greco, e attraverso il latino draco(-onis), indica un animale favoloso che assume sembianze di rettile o pesce gigantesco; ha la peculiarità di emettere fuoco dalla bocca.
La fisionomia, riconducibile al serpente, o per rimanere nell'ambito mitologico al basilisco, varia di considerazione a seconda del luogo: laddove il rettile viene venerato come sibolo della rinascita, altresì lo sarà il drago quale simbolo di immortalità.
Questi enormi esseri aventi corpo di serpente, zampe da lucertola, artigli da aquila, fauci di coccodrillo, denti di leone e ali di pipistrello, erano considerati esseri positivi sia nell'antico Egitto (simbolo del Faraone), nelle civiltà precolombiane (Quetzcalcoatl) e nell'antica Cina dove il trono dell’imperatore era denominato “Trono del Drago”.
Il carattere dell'immortalità permane anche quando il serpente assume connotazioni negative o non positive: nella Mesopotamia (poema di Gilgamesh), nella Grecia (dove il dio Echidna -vipera- è metà donna e metà serpente, genetrice dell'Idra) e infine nella cultura nordica (nei poemi "Beowulf", "Edda" e nella "Saga dei Nibelunghi").
In epoca romana la figura del serpente si spoglia di valenze magico-religiose per assumere quelle del simbolo delle medicina, immagine tuttora presente nelle insegne delle farmacie.
L'esempio del rettile come principio di male assoluto emerge nella cultura ebraica (fortemente influenzata da quella babilonese) per essere travasato successivamente in quella cristiana. Di contro, il drago diventa raffigurazione del maligno, quindi per estensione, di Satana in persona, il “serpente antico” che lotta contro Dio e il suo Messia, dopo essere precipitato dal cielo per opera di Michele ed i suoi Angeli (Apocalisse 12,3-17).
Raffigurato nell'arte come simbolo di violenza, di guerra ed eresia, la sua immagine è stata spesso utilizzata anche in araldica quale rappresentazione di minaccia nei confronti dei nemici. Molti racconti agiografici tramandano scontri tra protovescovi e draghi in cui la "bestia" viene sconfitta (es.: San Mercuriale e il drago a Forlì) o sconfitta e sottomessa (San Marino che, dopo la morte della sua cavalcatura causata da una fiera, riuscì a domare la bestia ed addomesticarla come nuovo animale da soma). Gli stessi arcangeli Michele e Giorgio sono in eterna lotta con draghi e serpenti, che a volte catturano, a volte imprigionano, molto più spesso uccidono.
Il motto dell’Associazione prende spunto dagli antichi miti, in cui Ragione, Fede e Pienezza dell’umanità non solo sconfiggono le forze “bestiali”, irrazionali e maligne, ma le sottomettono alle proprie necessità. L’eterna lotta tra il Bene e il Male, la vittoria del primo, non tramite l’uccisione del rivale, ma la sua sottomissione, il dominio al proprio volere delle forze negative.
Questo è il pensiero da cui prende vita il motto dell’Associazione, una visione positiva e realistica che ci insegna che è possibile distillare del bene in ogni cosa. |
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